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La produzione di energia e l’estrazione di nuove materie prime sono tra le attività più inquinanti e impattanti dal punto di vista ambientale. Sinergy Flow è una startup deep tech che attraverso la creazione di una batteria realizzata utilizzando un sottoprodotto, lo zolfo, vuole rivoluzionare il panorama energetico in chiave sostenibile. Ne abbiamo parlato con i cofounder Alessandra Accogli, Matteo Salerno e Gabriele Panzeri. Chi è Sinergy Flow? “Sinergy Flow è una startup deep tech che ha la grande ambizione di rivoluzionare il settore energetico, in un momento storico in cui l’energia pulita è un’urgenza mondiale”, esordisce Alessandra. “Davanti a questa esigenza impellente, stiamo cercando di rispondere con un dispositivo, una batteria, in grado di cambiare in maniera effettiva l’attuale paradigma energetico. Infatti, sebbene i numeri della produzione energetica da fonti rinnovabili stiano crescendo e i costi si stiano progressivamente riducendo, il vero problema è rendere stabile l’energia fornita dalle fonti rinnovabili che sono intrinsecamente intermittenti”. La soluzione portata avanti da Sinergy Flow, ci spiega Alessandra, mira ad affrontare e risolvere proprio questa sfida: “quello che è necessario fare è accumulare energia quando viene prodotta dalle fonti naturali e andarla a distribuire quando ce n’è bisogno. Il nostro obiettivo è fare proprio questo e farlo, soprattutto, in maniera sostenibile, utilizzando materiali che non siano critici, ma il più possibile ecosostenibili e abbondanti sul Pianeta, come appunto lo zolfo”.   Sinergy Flow come ci tiene a sottolineare Alessandra, non è solo tecnologia maè fatta dalle persone, è una visione condivisa, è lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune”. Ed è proprio a partire da questa visione che nasce il nome Sinergy: “Abbiamo scelto il nome Sinergy perchè è un acronimo dei vari materiali del settore, ma soprattutto per la sinergia che si è creata tra noi”. Ma qual è esattamente la vostra tecnologia? “La batteria che stiamo sviluppando è una batteria particolare. Oltre ad avere delle caratteristiche di sostenibilità derivanti dal tipo di materiale utilizzato, ha la capacità di accumulare energia su lunga durata ossia per più di 10 ore. Quest’ultimo aspetto è molto importante, avere delle batterie in grado di accumulare energia su lunga durata è infatti una condizione indispensabile per favorire la penetrazione delle fonti rinnovabili nell’ecosistema energetico”, ci spiega Gabriele che aggiunge come ciò rappresenti un punto di partenza fondamentale per superare l’attuale soglia del 20% di energia derivante da fonti rinnovabili rispetto al totale della produzione energetica globale. “Per rispettare quelli che sono i programmi di abbattimento delle emissioni di Co2 che prevedono in prospettiva una penetrazione dell’energia rinnovabile con una quota superiore al 40/50%, una tecnologia come quella di Sinergy Flow potrebbe consentire di superare questa soglia e arrivare ad oltre il 60%”. Sinergy, oltre alla tecnologia, è fatta dalle persone. Da chi è composto il team? “Siamo tutti e tre ingegneri dei materiali” comincia Alessandra, “Io sono specializzata in chimiche alternative, attraverso l’utilizzo di materiali abbondanti a basso costo”. Gabriele durante il dottorato si è invece focalizzato sui processi elettrochimici: “ho sempre lavorato sul tema della conversione di energia e durante il dottorato ho avuto la possibilità di vivere una nuova esperienza in California nel 2019/2020 interrotta dalla pandemia”. Infine Matteo, ha conosciuto Alessandra e Gabriele durante la tesi magistrale al Politecnico di Milano, incentrata sulla valorizzazione dello zolfo in tecnologie di accumulo. Tutti e tre hanno alle spalle scelte professionali coraggiose. Matteo dopo due anni e mezzo ha deciso di abbandonare il proprio dottorato per concentrarsi totalmente, su Sinergy Flow: “ho deciso di coltivare le mie passioni, innovazione tecnologica e innovazione nei modelli di business”. Così come Alessandra e Gabriele che hanno rifiutato un postdoc rispettivamente al MIT e Berkeley.

Sostenibilità a tutto tondo

  Il progetto Sinergy Flow, sottolinea Alessandra ha delle implicazioni potenzialmente rivoluzionarie sia in termini ambientali che sociali: “Il nostro obiettivo è utilizzare materiali che non siano “critici”, ma il più possibile ecosostenibili e abbondanti sul Pianeta. Risorse che non siano geolocalizzate solo in alcune regioni del mondo, ma che siano ampiamente disponibili ovunque. Questo per differenti motivi: innanzitutto, per abbattere il più possibile l’impatto della tecnologia, ma anche per garantire un accesso democratico alle materie prime in loco. Ciò significa accorciare la supply chain e ridurre le emissioni di CO2 dovute al trasporto delle materie prime necessarie”. Lo scenario appena presentato ci porta inevitabilmente a prendere in considerazione aspetti di natura etica, politica ed economica. Se le risorse necessarie per la produzione di energia fossero ampiamente accessibili, ciascuno potrebbe essere in grado di generare la propria energia. Alessandra rafforza questo concetto affermando come il loro sogno sia “essere una sorta di onda blu che consenta di aprire i mercati e rendere l’accesso alle materie prime veramente più etico e democratico”.  

Don’t be afraid to leave the good for the great

Un progetto frutto di scelte personali e professionali coraggiose, così come è coraggiosa la volontà di rivoluzionare il panorama energetico mondiale. Come immaginate il futuro di Sinergy Flow? “Io lo immagino ambizioso, mi piacerebbe risolvere il problema della transizione energetica in modo da creare una nuova realtà per tutti”, risponde Alessandra che aggiunge: “Vorrei creare una gigafactory, in grado di conquistare un’ampia fetta di mercato”, “Diventare un unicorno”, continua Gabriele. Come mai avete scelto PoliHub? In che modo vi è utile? Noi approdiamo in PoliHub nel 2020 partecipando a S2P perché abbiamo accolto la sfida di arrivare sul mercato”, ripercorre Alessandra, PoliHub per noi è stato un supporto insostituibile, nei momenti più difficili in cui era necessario mantenere la calma. Un punto di riferimento importante per noi ricercatori, un punto di partenza e sostegno, nel segno di una collaborazione che continua e continuerà”.  

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